Dopo due mesi di stallo, i Paesi dell’Unione europea hanno approvato in via definitiva il prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina. A segnare una svolta è stato il ripristino da parte di Kyiv dell’oleodotto russo Druzbha che ha spinto l’Ungheria a revocare il suo controverso veto. Bruxelles ha dichiarato che il primo pagamento verrà effettuato “il prima possibile”.

La procedura interna è stata avviata dagli ambasciatori mercoledì e si è conclusa giovedì. Non sono state sollevate obiezioni e l’ultimo regolamento in sospeso, che richiede l’unanimità per modificare il bilancio dell’UE, è stato approvato.

“La strategia dell’UE per raggiungere una pace giusta e duratura in Ucraina si fonda su due pilastri: rafforzare l’Ucraina e aumentare la pressione sulla Russia. Oggi abbiamo fatto un passo avanti su entrambi”, ha affermato in un messaggio X, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

“Lo stallo è superato”, ha affermato su X, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, annunciando il via libera al prestito e al ventesimo pacchetto di sanzioni da parte dei Paesi UE.

“L’economia di guerra russa è sotto crescente pressione, mentre l’Ucraina riceve un importante sostegno. Forniremo all’Ucraina ciò di cui ha bisogno per resistere, finché Putin non capirà che la sua guerra non porta da nessuna parte”, ha aggiunto.

Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore la fine dello stallo sul prestito da 90 miliardi, rivendicando che l’UE raddoppia il suo “sostegno alla coraggiosa nazione ucraina, consentendole di difendersi e mettendo sotto pressione l’economia di guerra russa”. Ora, ha aggiunto, “agiremo rapidamente su entrambi i fronti”.

Il caso “Druzhba”

La svolta è giunta due giorni dopo l’annuncio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky del ripristino dell’oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo a basso costo in Ungheria e Slovacchia. Questa mattina Slovacchia e Ungheria hanno confermato il 23 aprile di aver ripreso a ricevere petrolio tramite il Druzhba.

Lo scorso gennaio un attacco russo aveva danneggiato un tratto del Druzhba a Brody, nell’oblast di Leopoli, bloccando le forniture, portando Budapest e Bratislava a lanciare ad accusare Kyiv di voler volutamente bloccarne il rispristino. L’interruzione dei flussi petroliferi attraverso Druzhba è stata al centro della decisione di Orbán di porre il veto al prestito di 90 miliardi di euro a febbraio, dopo la sua iniziale approvazione lo scorso dicembre.

Il dossier “Druzhba” è stato uno dei temi al centro della campagna elettorale del premier Viktor Orbán per le elezioni del 12 aprile, dove il leader di Fidesz è stato sonoramente sconfitto dallo sfidante Péter Magyar che ha promesso il rispristino dello Stato di diritto, migliori rapporti con l’Unione europea e uno smarcamento dall’orbita russa. La transizione ungherese, la prima in 16 anni, ha spianato la strada allo sblocco della situazione di stallo.

Il prestito di 90 miliardi di euro rappresenta un’ancora di salvezza cruciale per l’Ucraina, in difficoltà finanziarie a causa dell’invasione russa, e ha lo scopo di contribuire a coprire il fabbisogno finanziario del Paese nel biennio 2026-2027, con due terzi destinati alla difesa e la parte restante al sostegno del bilancio.

“Il prestito di sostegno europeo per l’Ucraina è stato sbloccato: 90 miliardi di euro in due anni”, ha dichiarato Zelensky in un messaggio sul suo profilo X.

“Questo pacchetto rafforzerà il nostro esercito, renderà l’Ucraina più resiliente e ci consentirà di adempiere ai nostri obblighi sociali nei confronti degli ucraini, come previsto dalla legge”.  Secondo Zelensky, l’Ucraina punta a ricevere la prima tranche tra maggio e giugno.

“I fondi del pacchetto europeo saranno destinati, tra le altre priorità, alla produzione di armamenti, all’approvvigionamento di armi necessarie da partner che ancora non produciamo in Ucraina e alla preparazione del nostro settore energetico e delle infrastrutture critiche per il prossimo inverno”, ha aggiunto.

Zelensky è giunto oggi a Cipro per partecipare al Consiglio europeo informale dei capi di Stato e di governo. Secondo quanto riporta il quotidiano ucraino Kyiv Independent, il presidente avrà incontro con l’omologo lituano Gitanas Nauseda, la premier danese Mette Frederiksen e i vertici delle istituzioni europee. Si prevede inoltre che Zelensky terrà un discorso al vertice che si concluderà il 24 aprile.

Nuove sanzioni alla Russia

I Paesi UE hanno anche approvato il nuovo pacchetto di sanzioni, il 20mo, che prende di mira i settori energetico, finanziario e commerciale della Russia e comprende 120 nuove voci, il numero più alto degli ultimi due anni, ma che non prevede il divieto di trasporto marittimo dei prodotti petroliferi russi. 

Nello specifico, il pacchetto di misure riguarda altre 46 navi della flotta ombra russa e prevede controlli di due diligence per la vendita di petroliere. Il provvedimento vieta inoltre le transazioni con i porti di Murmansk e Tuapse, limita i servizi di manutenzione per le navi cisterna per il gas naturale liquefatto (GNL) e le navi rompighiaccio, e apre la strada a un futuro divieto dei servizi marittimi per il petrolio russo.

Ulteriori elenchi riguardano banche e istituzioni finanziarie coinvolte nell’elusione delle sanzioni, nonché entità e individui legati al complesso militare-industriale russo e al rapimento e allo sfollamento forzato di bambini ucraini.

Inoltre, per la prima volta, Bruxelles attiva il suo strumento antielusione, vietando l’esportazione di macchine a controllo numerico computerizzato e radio in Kirghizistan a causa del rischio di riesportazione in Russia. Tra le altre misure, si prevede il divieto di siti web che riproducono i contenuti di organi di informazione proibiti o di fornire servizi di sicurezza informatica alla Russia.

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